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La storia della costruzione
del palazzo si intreccia con le vicende politiche
della famiglia Moncada a Caltanissetta ed in Sicilia.
Alla metà del '600, quando in tutta l'isola
si diffondono fermenti rivoluzionari contro l'oppressione
spagnola,
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il conte Luigi Guglielmo Moncada
viene scelto dall'assemblea dei nobili siciliani
come possibile nuovo re di Sicilia nel caso la
rivoluzione fosse stata vittoriosa. Il Conte così,
sicuro della nuova carica che si apprestava a
ricoprire, iniziò la costruzione di un
nuovo palazzo, che nelle sue intenzioni, doveva
rivaleggiare in splendore e grandezza con la reggia
di Caserta. Vennero demolite moltissime case lungo
l'attuale Corso Vittorio Emanuele ma venne ultimata
soltanto la parte posteriore, comprendente il
giardino, a causa dei rivolgimenti poltici.
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La rivoluzione, infatti, venne
scoperta e sventata poichè il conte di
Mazzarino, invidioso del favore accordato al Conte
di Caltanissetta dall'assemblea dei nobili, rivelò
il progetto al suo confessore.
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I rivoluzionari vennero arrestati
e condannati a morte tutti ad eccezione di Luigi
Guglielmo Moncada,richiamato in Spagna dal re
che in questo modo poteva controllarlo impedendogli
di organizzare altre rivolte. Cacciati i Moncada,
la cittadinanza interruppe i lavori del palazzo
che rimase così incompleto. Oggi parte
dell'edificio è utilizzato come cinema,
mentre il resto, completamente restaurato, è
tuttora chiuso ma destinato in futuro ad ospitare
un gipsoteca del Tripisciano.
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